Riforma esame di stato psicologia

Riforma esame di stato psicologia

In Italia sono molte le professioni che hanno il loro Albo di riferimento. Lo Stato italiano impone l’iscrizione all’Albo a tutti coloro che esercitano professioni ad alto contenuto intellettuale e a diretto contatto con la sicurezza e con la salute del cittadino. Quindi chiunque voglia esercitare un lavoro da psicologo ha l’obbligo di iscriversi al relativo Albo dopo l’esame di stato in psicologia.
Tra diversi psicologi si fa sentire la necessità di cambiare le modalità con cui viene svolto l’esame, per avere valutazioni più veritiere sulle capacità dei candidati.

Ma quanto si è fatto fino ad oggi e quanto è fondata questa voglia di cambiamento?

Scopriamolo insieme in questo articolo.

Riforma esame di stato psicologia: che cosa c’è di vero?

Sul web circolano tante informazioni, spesso incomplete e confuse.
Molti psicologi si lamentano sull’esistenza stessa dell’esame di stato, in quanto la laurea garantirebbe la presenza delle conoscenze teoriche ed il tirocinio post laurea darebbe le conoscenze pratiche. Perciò secondo il loro punto di vista l’eds potrebbe essere abolito.
Per altri psicologi è inadeguata la natura delle prove d’esame. Al momento ci sono 3 prove scritte ed una orale. Si vorrebbe dare più importanza alla modalità orale, per via dell’importanza che la comunicazione ed il relazionarsi con il prossimo hanno nel lavoro di psicologo. Inoltre ritengono che la prima prova scritta teorica andrebbe eliminata, poiché va a riverificare nozioni che sono già state ampiamente testate durante gli esami universitari e la laurea.

In relazione a queste notizie, diversi siti sul web parlano anche di proposte di cambiamenti in arrivo sulla durata del tirocinio, sulla struttura del corso di laurea ecc…

Perciò ho preferito leggere fonti sicure e ho cercato direttamente sul sito del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi.

Riforma esame di stato psicologia: il decalogo

Ecco qui il documento ufficiale da cui sono partite le notizie sulla riforma dell’esame di stato in psicologia (decimo e ultimo punto citato).

A Roma, durante una conferenza stampa presso il Palazzo dell’Informazione di Piazza Mastai, in data 12 aprile 2012 è stato illustrato il sopraindicato decalogo per migliorare la qualità della formazione in psicologia, da parte del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi, della Conferenza dei presidi delle facoltà di psicologia, della Consulta dei direttori di dipartimento di psicologia e dell’Associazione italiana di psicologia.

I cambiamenti proposti sul piano formativo e professionale interesserebbero il mondo accademico ma anche quello successivo alla laurea. In breve i punti più interessanti in cui si stava e in cui si sta ancora valutando una riforma sono i seguenti.

  1. Potenziamento del numero chiuso per l’accesso alla facoltà: si vuole ridefinire la quantità di studenti che si possono iscrivere alla facoltà di psicologia. Questa ridefinizione dovrà essere aggiornata periodicamente, in base alle reali possibilità di essere assorbiti nel mercato del lavoro.
  2. Revisione dei criteri di ammissione alla facoltà: consiste nell’adottare criteri che siano comuni agli atenei con cui selezionare i candidati ai test di ammissione. Tali criteri dovranno anche essere in grado di predire la predisposizione del candidato a quel tipo di percorso formativo e professionale.
  3. Abolizione dell’Albo B degli psicologi, o porlo in esaurimento: in seguito della riforma del 2001, nell’Albo degli psicologi sono state istituite le sezioni A e B. Ma col tempo ci si è resi conto che la sezione B degli psicologi junior conta un numero di gran lunga inferiore di iscritti (circa 200) rispetto all’Albo A (più di 80.000, a cui se ne aggiungono circa 5.000 ogni anno).
  4. Sostituzione della laurea 3+2 anni in 5 anni: si vuole sperimentare una nuova forma di laurea quinquennale a sostituzione dell’attuale sistema di laurea costituito da triennale + magistrale. Ciò è in linea con il panorama formativo europeo, al fine di ridurre la numerosità dei corsi di laurea e per formare psicologi più preparati. I primi 3 anni daranno una formazione psicologica di base, mentre i 2 successivi prepareranno ad un particolare ambito professionale, tramite uno stretto legame con il tirocinio formativo. Se una persona vorrà fermarsi dopo 3 anni potrà comunque farlo, ottenendo un diploma di formazione psicologica di base.
  5. Riconoscere l’idoneità di percorsi formativi e professionali: andrà accertata e riconosciuta l’adeguatezza dei corsi frequentati e delle attività svolte. Inoltre la proposta formativa dovrà essere aggiornata in base alle necessità e alle richieste del territorio.
  6. Supervisione e miglioramento della qualità del tirocinio professionalizzante: si vuole evitare che il tirocinio perda le sue finalità formative e che diventi lavoro non pagato e con mansioni poco inerenti al lavoro del futuro psicologo. Perciò si propone che apposite commissioni controllino sia le attività di tirocinio sia le attività dei supervisori dei tirocinanti.
  7. Sostegno dei percorsi di formazione continua: ciò dovrebbe essere fatto poiché la psicologia è una professione in cui è necessario aggiornarsi continuamente e in cui spesso è richiesto di proseguire gli studi dopo la laurea.
  8. Istituzione di corsi di aggiornamento per i supervisori: per garantire una buona qualità del tirocinio, i supervisori dovranno aggiornarsi seguendo appositi corsi di formazione.
  9. Inserimento dei supervisori in un apposito registro: si propone di istituire un elenco nazionale di professionisti accreditati per seguire i tirocinanti nelle loro attività formative. Questo elenco sarà pubblico e continuamente aggiornato.
  10. Riforma dell’esame di stato in psicologia: si propongono cambiamenti nelle modalità di svolgimento dell’esame, per valutare meglio le competenze del candidato e per garantire prestazioni migliori ai futuri pazienti. Si vuole dare un maggiore peso alla valutazione delle conoscenze deontologiche e professionali acquisite nel corso di laurea ma anche nel periodo di tirocinio. Si propone di passare da 4 prove a 2 prove, di cui una uguale in tutte le sedi d’esame, ed entrambe impostate in modo simile all’attuale terza prova pratica. Si chiede di poter sostenere l’esame in tutti gli atenei in cui è attiva la facoltà di psicologia (mentre per ora le sedi possibili sono solo 19). Infine si propone di adottare criteri di valutazione che vengano resi noti ai candidati.

Detto ciò, restiamo in attesa di notizie aggiornate per capire se e quando tutte queste diverse proposte diventeranno effettive.

E come sempre ti invito a dare un’occhiata al mio materiale aggiornato e completo per studiare in vista dell’esame di stato!

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